Vino Campi Flegrei Doc La conformazione dei terreni vulcanici ha la caratteristica di conferire sapori e aromi unici alle uve con cui vengono prodotti i vini che in questa Doc sono: Bianco, Rosso, Piedirosso o Per e' Palummo, Per e' Palummo Passito, Falanghina e Falanghina Spumante. Il Per'e' palummo e' prodotto dall'omonimo vitigno per almeno il 90%, ha colore rosso rubino, odore intenso e caratteristico con sapore asciutto, armonico e gradazione minima di 11,5 gradi. Il Campi Flegrei Falanghina si ottiene dal vitigno corrispondente per il 90% ed e' un vino da pasto particolarmente adatto alla cucina di pesce tipica della tradizione partenopea. Ha colore giallo paglierino intenso con riflessi verdolini, odore delicato, gradevole, fruttato e caratteristico, il sapore e' secco, armonico, morbido, secco e la gradazione minima e' di 11gradi. Una delle migliori qualità di quest'uva consiste nel fatto che, qualunque sia la zona dove viene coltivata, il vino che se ne ricava conserva inalterate le sue caratteristiche organolettiche e lo spiccato carattere varietale, anche se una distribuzione massiccia su tutto il territorio regionale rischia di farla diventare quasi una sorta di Chardonnay campanoOttimo, da uve provenienti dall'area di Pozzuoli, Monte di Procida e Cuma, il cru denominato Le Cigliate, prodotto da una selezione delle migliori uve di Falanghina provenienti, come dice il nome, dai cigli dei vulcani flegrei, area di sorgenti termali, fumarole, tufi grigi e gialli. Un vino di sicuro carattere, che si propone con un bouquet aromatico spiccato, con note nitidissime di pesca noce matura, di nocciola fresca, di mandorle e fiori bianchi, ben armonizzate in un quadro di grande sapidità e freschezza.
Il vino che in attesa di assaggiare il rosso Piedirosso Per e Palummo, ci ha però colpito di più, anche considerando lo straordinario rapporto prezzo-qualità, (9500 lire contro le 15 mila richieste per Le Cigliate) è la Falanghina base, un vino dalla freschezza e dall'immediatezza sorprendenti e contagiose, che invoglia fantasticamente al bere e che mette allegria.
Colore paglierino abbastanza carico e traslucido, appare subito ricco di nerbo, vivacissimo, "zergo", per riprendere una definizione bellissima, fulminante e assolutamente intraducibile - coniata da Veronelli, profumato e fragrante, con note di salvia, biancospino e magnolia ed una tale orgogliosa pronunciata salinità che rivela subito l'origine vulcanica dei terreni dove sono posti i vigneti.
In bocca si fa apprezzare, d'impulso, per la bellissima nitidezza del frutto, per la mineralità e la verve scoppiettante, per lo scattante modo di proporsi, per il finale lungo, sottile, nervoso e quasi "viperino", dovuto ad un'acidità calibratissima, che equilibra una materia ricca dovuta ad uve raccolte a piena maturazione.
Vino da pesce ovviamente, da crostacei, da frutti di mare da gustare crudi, "disturbati" appena da due gocce di limone della Penisola Sorrentina, proposto da un'azienda assolutamente da tenere d'occhio e da valorizzare.

 

La viticoltura identifica un’attività agricola di indiscussa rilevanza per l’economia dei Campi Flegrei sia in termini di diffusione territoriale che come incidenza sulla produzione lorda vendibile del settore agricolo;questo è un dato riconducibile ai fattori di natura ambientale e storica:i primi riferiti alle condizioni pedoclimatiche delle aree vocate del territorio flegreo che,pur nella loro estrema variabilità,favoriscono la coltivazione della vite e la produzione di vini di buon livello qualitativo;i secondi si ricollegano alla ultramillenaria tradizione viticola dell’intera regiona Campana.
Alcuni tra i fattori caratterizzanti di tutta la produzione viticola sono la tipicità e la specificità delle varietà autoctone coltivate nell’area,che dal 1994 si fregia del riconoscimento della denominazione di origine controllata Campi Flegrei;le varietà prescritte dalla doc sono quelle allevate qui da secoli,il Piedirosso e la Falanghina in primis che rappresentano in effetti l’espressione tipica del territorio,mentre sono ammessi in percentuali variabili altri vitigni quali la Biancolella e la coda di volpe per la produzione dei bianchi e l’Olivella e lo sciascinoso per i rossi,ma in effetti queste ultime sono poco diffuse,se non propagate per microvinificazioni sperimentali. Tra le aree maggiormente vocate per la coltivazione della vite nei Campi Flegrei ci sono luoghi che racchiudono in sé anche un rilevante valore storico:volendo tracciare una mappa dei crus si partirebbe innanzitutto dal circondario del Lago D’Averno presso il litorale di Lucrino, incastonato in uno scenario verdeggiante e pieno di mistero dove la vigna si fregia di bellissimi reperti archeologici tra i quali il tempio di Nettuno; due passi più in là,la grotta della Sibilla attraversa un altro bellissimo lembo di terra coltivato a vite che va dai pendii scoscesi di Baia fino al Fusaro,fino ad arrivare lungo il litorale di Cuma che rappresenta assieme alla collina di Cigliano e degli Astroni una delle migliori vigne del territorio. La denominazione Campi Flegrei doc,riconosciuta con decreto ministeriale il 3 ottobre del 1994 individua l’area di produzione nell’intero territorio dei comuni di Procida,Pozzuoli,Bacoli,Monte di Procida e Quarto e parte di quelli di Marano e Napoli,tutti in provincia di Napoli e prevede i seguenti vini:Stiamo parlando della Falanghina, (chiamata anche Fallanghina, Uva Falerna, Biancuzita, Falerno Veronese, Falanghina Verace), un vitigno particolarmente vigoroso divenuto noto al grande pubblico quando si è cominciato a vinificarlo in purezza e a imbottigliarlo con questo nome, (che deriva dalla corruzione di Falernina) ed esprime bianchi di straordinaria piacevolezza, sapidi, freschi, vivaci, pieni di nerbo.
Come ci documenta in maniera puntuale l'ottimo sito www.lavinium.com la Falanghina in Campania oggi entra in purezza o in uvaggio nella composizione dei seguenti vini: Campi Flegrei Capri vini della Doc Campi Flegrei si producono nell'intero territorio dei comuni di Procida, Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e Quarto e in parte di quelli di Marano e Napoli. I terreni, che traggono origine dalle incessanti eruzioni vulcaniche, si trovano su un complesso di crateri spenti. L'estrema ricchezza in tufi, ceneri, lapilli e microelementi consente la coltivazione di viti su piede franco e conferisce alle uve e ai vini sapori e aromi del tutto originali.
Il Campi Flegrei è un vino di grande tradizione, essendo collegato territorialmente e per base varietale all'antico Falerno Gaurano, di cui parlano i classici, mentre Plinio il Vecchio gli concede una menzione d’onore nella Naturalis Historia ed è stato servito anche alla corte aragonese. La Falanghina e il Piedirosso, localmente denominato Per 'e Palummo, hanno avuto in quest'area la prima diffusione e le prime affermazioni.
Il disciplinare ammette le tipologie Bianco, Rosso, Pér e' Palummo, Pér e' Palummo Passito, Falanghina, eccellente in abbinamento con la ricciòla all'acqua pazza, e Falanghina Spumante.
Come si consuma

Il Campi Flegrei Falanghina si serve in calici di media capacità a tulipano svasato a 8-10°C entro 6-18 mesi dalla vendemmia. Si sposa bene con frutti di mare, anche crudi, pesce nobile e crostacei, alla griglia o salsati, frittura di triglie e impepata di cozze. Il Campi Flegrei Piedirosso o Per’ è Palummo si sposa perfettamente con la parmigiana di melanzane e si serve in calici bordolesi alla temperatura di 16-18°C. Il Piedirosso o Per’ è Palummo Passito è un vino da dessert che può essere versato in piccoli calici a circa 12-14 °C per accompagnare i dolci della gastronomia partenopea, come babà e sfogliatelle. Come si conserva Per una corretta conservazione il Campi Flegrei Doc deve essere tenuto lontano da fonti di luce, in posizione orizzontale, su scaffalature di legno o d’altro materiale resistente agli urti e alle vibrazioni. Il locale di conservazione deve avere una temperatura costante tra i 10 e i 15°C e umidità intorno al 70-75%, in modo da non far asciugare i tappi. Come si produceIl processo di vinificazione della Falanghina mira all’immediata estrazione del succo dal frutto, in maniera che la fermentazione riguardi solo la parte liquida e non le bucce. Alla pressatura seguono la sfecciatura del mosto, che consiste nell’allontanamento delle particelle in sospensione, la solfitazione con anidride solforosa e la fermentazione, che non deve superare i 20°C. Al termine avviene la svinatura con i travasi per l’illimpidimento del vino. Ultimati i travasi, il prodotto è pronto per l’imbottigliamento. Per il Piedirosso o Per’ è Palummo il processo produttivo prevede invece la semplice pigiatura delle uve e la successiva fermentazione e macerazione assieme alla vinaccia. Con la svinatura la vinaccia viene separata dal mosto e dopo l’affinamento e l’invecchiamento, il vino può essere stabilizzato e imbottigliato. Il metodo di produzione del Campi Flegrei Per’ è Palummo Passito si basa su uve più o meno appassite, diraspate, perché i raspi si presentano secchi e quindi in grado di assorbire quantità sensibili di alcol e conferire cattivi sapori; le uve vengono pigiate poi sofficemente e alla fase dell’ammostatura segue la fermentazione, che si blocca naturalmente al raggiungimento di una certa gradazione alcolica (compresa tra i 14 e i 16°C). Infatti, pur essendo presenti ancora nel prodotto vinoso consistenti quantitativi di zuccheri residui, i lieviti non riescono più a trasformarli in alcol proprio per l’elevata gradazione alcolica raggiunta. Il vino così ottenuto viene quindi stabilizzato e imbottigliato.